Uno dei racconti premiati al Concorso

Uno dei racconti premiati al Concorso

A 50 anni… Mi siedo sul letto, sfilo le pantofole, mi sdraio, tiro le coperte su di me. Il suo respiro profondo e regolare mi dice che non mi ha aspettata; ancora una volta si è addormentato. Tra poco si sveglierà per un rapido augurio di buona notte e, forse per una carezza. A 50 anni… Non dormo, non riesco a farlo da un po’, forse deve essere per l’età! Penso a me distesa sul letto in questa camera e con la fantasia cerco di vedere le altre camere di questo palazzo che sembra un alveare; immagino i loro occupanti, le donne che come me sono ancora sveglie. Anna sicuramente sta rannicchiata davanti al camino ad aspettare il figlio adolescente che deve ancora rientrare:ogni minuto di ritardo strazierà la sua anima, preghiere saliranno alle sue labbra mute. Si sentirà ridicola ai primi rumori della chiave nella toppa ma anche domani sera starà li a vegliare e a provare la stessa trepidazione per chi inizia la sua strada da adulto. Qualche piano più su Piera ha ancora il bimbo tra le braccia, sente che il sonno la pretende facendole scivolare il fardello: sta per cedere ma un morso sul capezzolo la sveglia. E’ il piccolo che tenacemente rende sua prigioniera colei che l’ha creato nel giorno più significativo della sua vita di donna. Più a destra la finestra accesa indica che Paola è ancora sveglia per studiare. La famiglia pretenziosa dorme e solo ora può concedersi uno spazio per conseguire quel titolo di studio tanto desiderato. Ore di sonno negato per poter dire: ce l’ho fatta! Al primo piano, Maria deve ancora rincasare, lavora in ospedale da molti anni senza abituarsi al dolore altrui. E’ questa la forza che le permette di riconoscere l’umanità dei malati senza chiudersi in una fredda e distante efficienza. A 50 anni mi posso permettere di leggere nei loro occhi, nelle loro mani, al mattino salutandole, le mille paure, pensieri e fatiche che durante la notte hanno vissuto perché anche io, come loro ho trascorso molte notti insonne. A 50 anni so che se continuo a vedere con gli occhi della mente, non dormirò ma non importa, ho tanto da fare, di notte. Mi alzo dal letto, mi copro, salgo le scale del condominio, fino al terrazzo sul tetto. Il cielo è stellato, una lieve brezza mi accarezza i capelli come un amante farebbe per farmi rabbrividire. A 50 anni cosa si deve fare? Ho fatto tanto, ho dato tanto, ho trascorso tante notti sveglia, mi sono sacrificata per me e per gli altri ed ora… voglio sognare! Da giovani si sogna ma la paura di quello che sarà toglie la gioia nel farlo. A 50 anni, invece, le grandi decisioni sono state prese, le strade sono state definite, occorre dedicare tempo ai particolari, alle piccole cose, a noi stessi. A 50 anni succederà ancora molto, anche l’irreparabile ma proprio per questo voglio godermi il tempo, guardare il tramonto o aspettare l’alba, fotografare un fiore per ammirarlo ancora quando sarà sfiorito, catturare il volo di un’ape o camminare nel verde verso i monti, in silenzio. A 50 anni è possibile! E io ho 50 anni.

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